In breve: L'European Accessibility Act introduce obblighi e sanzioni per i siti web non accessibili. Ecco chi deve adeguarsi, entro quando e cosa rischia chi non lo fa.
Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2026
Se hai un sito web aziendale, nel 2026 esiste un obbligo di legge che non puoi più ignorare: l'European Accessibility Act (EAA) è entrato in vigore e con esso le prime sanzioni per chi non si adegua. Non è un problema tecnico per sviluppatori: è un rischio concreto per la tua azienda. Ecco cosa devi sapere.
La scadenza è già passata
Il 28 giugno 2025 è stata la data di recepimento. Significa che da quel giorno i siti web di prodotti e servizi rivolti al pubblico nell'Unione Europea devono rispettare i criteri di accessibilità WCAG 2.1 livello AA. I controlli sono partiti, le prime sanzioni stanno arrivando. Non sei in regola? Ogni giorno di ritardo è un giorno di esposizione.
Chi deve adeguarsi (la lista potrebbe sorprenderti)
L'obbligo riguarda:
- E-commerce di qualsiasi dimensione che vendono a consumatori
- Siti di servizi professionali (agenzie, studi, consulenti) con più di 10 dipendenti
- App mobile e web app che offrono servizi al pubblico
- Piattaforme di prenotazione (ristoranti, hotel, servizi)
- Portali bancari, assicurativi, utility già dal primo giorno
- Siti della PA e fornitori della pubblica amministrazione
Dal 2027 la platea si allarga ulteriormente alle micro-imprese. In pratica, quasi nessun sito aziendale è escluso.
Quanto si rischia: multe e conseguenze
| Violazione | Sanzione |
|---|---|
| Sito non conforme dopo diffida | Multa proporzionale al fatturato, fino al 5% |
| Mancato adeguamento reiterato | Sospensione del servizio digitale + sanzione maggiorata |
| Discriminazione documentata | Risarcimento danni + danno reputazionale pubblico |
| Dichiarazione di accessibilità falsa | Sanzione per falsa attestazione + aggravante |
Ma cosa significa "accessibile"? I 4 pilastri WCAG
L'accessibilità non è un interruttore che si accende: è un insieme di requisiti organizzati in quattro principi (POUR):
- Percepibile: le informazioni devono essere presentate in modi che tutti possano percepire (testo alternativo per immagini, sottotitoli per video, contrasto sufficiente tra testo e sfondo).
- Utilizzabile: l'interfaccia deve funzionare con diversi metodi di input (tastiera, screen reader, comandi vocali), non solo col mouse.
- Comprensibile: il contenuto e la navigazione devono essere chiari e prevedibili — form con etichette, messaggi di errore esplicativi, lingua dichiarata nel codice.
- Robusto: il codice deve essere semanticamente corretto perché le tecnologie assistive possano interpretarlo oggi e in futuro.
Le 5 cose che devi controllare subito sul tuo sito
- Contrasto colore: il testo deve avere un rapporto di contrasto minimo di 4.5:1 con lo sfondo. La maggior parte dei siti con design "elegante" (grigio su grigio) non lo supera.
- Navigazione da tastiera: prova a usare il sito solo con il tasto Tab. Riesci a raggiungere tutti i link, i pulsanti e i campi del form? Vedi un indicatore visivo di dove ti trovi?
- Testo alternativo delle immagini: ogni immagine che comunica informazione deve avere un testo alternativo descrittivo. Le immagini decorative devono averlo vuoto (non assente).
- Etichette dei form: ogni campo deve avere un'etichetta associata nel codice. "Placeholder" dentro il campo non basta.
- Dichiarazione di accessibilità: il sito deve pubblicare una dichiarazione di accessibilità, anche se parziale, indicando lo stato di conformità e i recapiti per segnalare problemi.
Il rischio reputazionale è peggiore della multa
Oltre alle sanzioni economiche, c'è un costo nascosto: la segnalazione pubblica. Le associazioni per i diritti delle persone con disabilità monitorano attivamente i siti non conformi e pubblicano report nominativi. Un'azienda segnalata per discriminazione digitale subisce un danno reputazionale che nessuna campagna marketing può riparare rapidamente.
Accessibilità conviene (anche senza obbligo)
Un sito accessibile è più usabile per tutti: testi leggibili, navigazione chiara, form ben progettati. Migliora la SEO (Google premia i siti ben strutturati), raggiunge il 15% della popolazione che ha una qualche forma di disabilità, e protegge l'azienda da rischi legali. L'accessibilità non è un costo: è un investimento in qualità e sicurezza. In WebNovis sviluppiamo siti nativamente accessibili secondo WCAG 2.1 AA — non come aggiunta, ma come standard di progetto. Scopri il nostro approccio all'accessibilità →
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Quali sono le sanzioni per un sito non accessibile nel 2026?
Le sanzioni variano per Paese membro ma il quadro sanzionatorio prevede multe fino al 5% del fatturato annuo per le imprese, con massimali che possono raggiungere diverse centinaia di migliaia di euro. In Italia il Garante e l'AGID possono imporre anche la sospensione dell'attività digitale fino all'adeguamento. Non esiste più la scusa del "non lo sapevo": l'obbligo è legge.
Chi è obbligato ad avere un sito accessibile?
Dal 28 giugno 2025 la direttiva si applica a tutte le imprese con almeno 10 dipendenti o fatturato sopra 2 milioni di euro. Dal 2027 l'obbligo si estende a micro-imprese e professionisti. Sono coinvolti siti web, e-commerce, app mobile, PDF scaricabili e qualsiasi interfaccia digitale rivolta al pubblico.
Quanto costa rendere accessibile un sito esistente?
Un audit di accessibilità costa €500-1.500 per un sito medio. Le correzioni variano da €1.000-3.000 per interventi mirati (contrasti, label, navigazione tastiera) fino a €3.000-10.000 per un restyling strutturale. Se il sito va rifatto, un sito accessibile nativamente costa come uno non accessibile — la differenza la fa la competenza di chi lo sviluppa, non il budget.
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